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A Villacidro, le streghe non erano propriamente quei personaggi che la letteratura ci ha tramandato: vecchiette che volano a cavallo di una scopa, che abitano in laboratori pieni di pentole fumiganti di pozioni magiche per pratiche magiche.
Nei
racconti popolari erano personaggi che incutevano timore, esseri
malvagi e demoniaci che succhiavano il sangue ai neonati, uccidevano
senza pietà; impersonavano il male in terra.
Si
racconta anche il rituale che permetteva loro di diventare un
altro essere.
Prendevano
un po' tutti, ma avevano una predilezione per i bambini, che soffocavano
o succhiavano loro il sangue. Facevano queste cose anche perché invidiose di tutte le donne che avevano figli. Is cogas molto spesso si trasformavano anche in mosche o mosconi, si posavano sulle persone, iniettavano i loro veleni mortali. Per questo motivo a Villacidro tutti rispettavano i ragni, essi proteggevano dalle mosche-demoni.
ANTIDOTILa
povera gente si difendeva come poteva, prima di tutto rivolgendosi
a Dio con le preghiere. Per evitare che le streghe penetrassero nelle case di notte, prima di andare a letto, le famiglie mettevano un treppiedi per il fuoco (trèbini), una seggiola (scannu) o una scopa rivolti verso l'alto. Bisognava stare attenti a non prendere la seggiola per l'estremità dello schienale e farla ruotare su un piede, produceva l'effetto opposto: attirava immediatamente le streghe.
Trèbini,
treppiedi in ferro usati come base
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| Il sig. Aldo C. Marturano, studioso e divulgatore di Medioevo Russo, ci invia un interessante contributo su STREGHE in quel lontano paese, che volentieri pubblichiamo.
Esistettero le streghe russe come tali oppure erano delle vere
sacerdotesse della Luna e della Notte nei loro sabba condannate
ad un rango inferiore dispregiativo affibbiato loro dalla propaganda
della Chiesa Russa già a partire dal X sec.?
Si diceva ancora che le “streghe” di solito si circondassero
di tanti inservienti sotto forma di animali talvolta spregevoli,
quali rane, rospi specialmente o gatti. Questi servi erano sapientemente
addestrati e mandati in giro nella notte di Kupala per svuotare,
le cantine dei vicini, succhiando loro il latte e la panna acida
(smetana) che poi rigurgitavano per dar modo alla loro padrona
di preparare il proprio pasto! Un segno dell’accostarsi
di una ved’ma era l’improvviso scomparire del latte
nella vacca, nella notte fatidica di Kupala. Un altro segno era
come queste donne sedevano a causa… della loro coda!
Le nostre streghe (o znaharki che fossero) sapevano che le malattie
che potevano colpire il corpo umano (ossia gli spiriti “femminili
cattivi” che potevano penetrarlo) erano dodici altre streghe
chiamate Febbri o Tremori e la loro residenza era la palude, i
laghi, le radure oscure ossia, in altre parole, la foresta!
Lista dei nomi degli spiriti maligni femminili apportatrici di
febbri secondo F.S. Kapiza, 1999 Una sola malattia
però era sicuramente provocata da fatture di streghe malefiche: E che dire della polvere dei palchi di corna delle alci o degli escrementi delle capre o quelli del maiale, animali entrambi sacri? Questi ultimi prodotti, raccolti sui campi sempre dalle donne, seccati sulla pec’ka e ridotti in polvere erano considerati utilissimi farmaci… Forse l’unico contributo veramente maschile a questa farmacopea medievale “russa” era il fegato fresco dei grandi pesci di fiume che serviva non solo come boccone prelibato, ma anche come medicamento per gli occhi infiammati dalla congiuntivite. Dai libri
di medicina (lecebniki) medievali russi ll cervello
del gallo ferma la diarrea. E non solo i medicamenti vegetali o animali si trovano nella foresta! Anche la famosa Acqua Acidula che sgorgava da una sorgente probabilmente identificabile oggi nel villaggio di Izhiza vicino al laghetto del Valdai (regione a sud di Novgorod-la-grande), era in definitiva un “prodotto della foresta” e la si raccomandava esclusivamente a scopi terapeutici o per cuocere pozioni (chi riusciva a procurarsene!) magiche e si diceva che qualsiasi audace appena caduto in uno scontro poteva ritornare in vita bevendone. Aggiungiamo che le stesse proprietà furono attribuite successivamente alla fonte di Narzan’ nella regione di Stavropol’ visto che gli Osseti dell’Anticaucaso attribuivano a quest’acqua effetti miracolosi, sempre sottolineando che tutta la Pianura Russa è ricca di acque minerali acidule. E qui ci fermiamo pur raccomandando al nostro lettore di leggersi il bellissimo racconto fiction di A. Pusc’kin, Ruslan e Ljudmila in cui un vecchio sciamano finnico (il mago Fin) fa rivivere l’eroe del racconto, Ruslan, proprio con l’acqua viva di una fonte magica per la gioia di Ljudmila oppure la storia (stavolta vera!) del principe (XV sec.) di Murom, Pjotr, che ammalatosi di una fastidiosa dermatite trovò sollievo e rimedio presso Fevronija, figlia di un raccoglitore di mjod, nella vicina Rjazan’. Questa gli preparò un unguento a base di miele. Ritornato a Murom e finito l’unguento, la dermatite ritornò e Pjotr non trovò altro modo di curarsi, se non sposando la sua giovane znaharka! Aldo C. Marturano E' possibile
scaricare QUI
l'intero contributo |
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